Design, Architettura e Società

La villa ospite all’interno di una mostra che racconta, attraverso le opere di diversi architetti, non solo la storia dei progetti ma anche il ritratto di una una generazione di committenti.
Un evento ed un’esposizione densi ed unici. Raccontare un territorio ed un’epoca attraverso il rapporto fra progettisti e committenti. Da una parte architetti formati ad una certa scuola, dall’altra un nuovo ceto emergente del dopoguerra desideroso di essere rappresentato da oggetti ed architetture.
[e]DesignFestival, al suo quinto anno di vita, ne fa un’altra delle sue realizzando una mostra azzeccata perché racconta di progetto, di storia locale (e non) e di società per spiegare la trasformazione di un territorio.
Villa Bornello, disegnata da uno dei protagonisti, Roberto Pamio, e da Renato Toso, partecipa con disegni, oggetti e talks, ad un evento che illustra sei architetti e, potenzialmente, mille committenti. Molti di questi ultimi nascono a cavallo degli anni 20 e 30. Sono adolescenti quando convivono con i tedeschi e scansano le bombe alleate. Dopo una guerra l’occasione è data da un’economia che riparte. Hanno la fortuna di poter ricostruire. A 30-40 anni vivono il piano Marshall ed il boom economico.

A volte senza troppa scolarizzazione, hanno intuito, forza di volontà e religione del lavoro. Un Dna tutto Veneto a bagno in un dialetto per loro lingua nativa che lubrifica le trattative e cementifica le amicizie, che cambia significato all’italiano: ‘Arrivismo’ non come opportunismo, utilitarismo, egoismo ma come riscatto, autostima. L’arrivare rimuove le macerie di una povertà, di una grande emigrazione recente, di un conflitto di cui si sentono ancora gli echi.
E’l habitus di Bordieu, un ruolo legato al proprio lavoro, ad un posizione sociale grazie a beni, pratiche e cerchie di persone. Censo e riconoscibilità sociale per una generazione a suo modo unica non tanto per i risultati raggiunti da alcuni, quanto perché con loro nasce il capitalismo diffuso. Prima di loro un Veneto agricolo, poche grandi realtà industriali, un discreto analfabetismo; per molti altri la prima classe sarebbe costata mille lire la seconda cento, la terza dolore e spavento.
Nascono la villetta & càpanon che Paolini racconta a teatro, poi il modello Nord est, i distretti con tutta la loro forza ed i loro limiti.
Serve qualcosa che testimoni, che celebri, che ospiti, che venda. La mostra racconta di ville, fabbriche, condomini, monumenti funebri, (ma anche di opere pubbliche) e prodotti di quell ‘ “industria diffusa dei beni di consumo a medio contenuto tecnologico, ma ad alto contenuto di immagine” come dice Masiero, affidate ad architetti che interpretano lo stile e le aspettative di committenti privati o aziende.
Una mostra da visitare più volte visto l’allestimento volutamente dinamico e zeppo di dettagli. Un viaggio all’interno della seconda metà del ‘900 locale, ma da un’ottica nuova e diversa.

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