A volte succede una cosa divertente durante la visita della villa.
Gli ospiti non ritrovano più la via d’uscita. Architettura che spiazza? Forse.
A volte aprendo un armadio trovano una stanza (o viceversa), altre volte si interrogano sull’età della casa e, tentando di indovinare, sbagliano ringiovanendola di trent’anni (non sono pochi quelli a cui capita ed è curisoso). Quando come funamboli camminano lungo il filo ideale che unisce il caminetto allo stagno, secondo l’arch. Pamio luogo della famiglia attorno al fuoco d’inverno il primo e, speculare, luogo di convivialità della famiglia attorno all’acqua ed alla vita d’estate.
Su tutto la sua luce, i riverberi dell’acqua sul legno, i raggi dell’alba che entrano indisturbati, quelli del tramonto ad invadere il salone. Lo zenit che illumina la grande scala in marmo, la sezione di cono della parete est a giocare con l’astronomia permettendo diversi giochi di luce a seconda delle diverse stagioni.
Infine il parco disegnato con alternarsi di luce ed ombra per donare serenità e riservatezza.
Per dirla con Gae Aulenti: l’architettura è lo strumento primario per la manipolazione della luce













































